Il Lago dei Cigni è uno dei balletti classici più conosciuti al mondo, la sua storia ha incantato generazioni di ballerini che hanno sognato, fin dai loro primi passi di danza, di eseguire le sue speciali coreografie.

Ma come è nato questo balletto? E cosa nascondono le varie versioni realizzate durante il secolo scorso?

In questo articolo ripercorreremo le vicende che hanno segnato la trama de Il Lago dei Cigni, i vari riadattamenti realizzati dai grandi coreografi, le curiosità e gli aneddoti che si nascondono dietro a uno dei balletti classici più amati al mondo.

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La storia de Il Lago dei Cigni

Il Lago dei Cigni è uno dei balletti classici del XIX secolo più amati al mondo la cui trama, composta da quattro atti, si basa su alcune fiabe popolari russe e tedesche che venivano raccontate all’epoca.

La sua storia racconta dell’amore travagliato tra il Principe Siegfried e la bella Principessa Odette, trasformata in cigno dal perfido stregone Rothbart.

Tale incantesimo può essere sconfitto solo da un giuramento d’amore eterno, che viene costantemente contrastato da Rothbart.

Sconvolta dal dolore per questa situazione, Odette scompare nelle acque del lago, ma viene seguita dallo stesso Siegfried, che ha scoperto i raggiri ideati dallo stregone.

Proprio questo gesto disperato, rompe la maledizione e consente ai due giovani di vivere per sempre il loro amore.

La storia del balletto de Il Lago dei Cigni inizia con un insuccesso clamoroso: la sua prima apparizione in teatro venne accolta tiepidamente dal pubblico e mise alla prova sia il corpo di ballo, sia l’orchestra.

Primo dei tre balletti composto da Čajkovskij, fu realizzato tra il 1875 e il 1876 e la sua prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro Bol’šoj di Mosca il 20 febbraio 1877, con la coreografia di Julius Wenzel Reisinger.

Il balletto risultò, però, difficile da eseguire e le varie coreografie faticavano ad uniformarsi alle musiche troppo pompose e sinfoniche; ciò comportò la sua eliminazione dei programmi teatrali dell’epoca.

Grazie al lavoro svolto da Marius Petipa e dal suo assistente Lev Ivanov, Il Lago dei Cigni poté ritornare in scena e, nel gennaio 1895, venne rappresentato nel Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, dove fu accolto con un grandissimo successo.

Ma dietro a questa storia si nascondono curiosità e aneddoti che hanno incrementato la fama di questo balletto, che è spesso parte dei curriculum professionali di molti ballerini presenti ai nostri eventi (scopri il nostro nuovo Showdance&video Contest e le prossime tappe di ViaggioDanza in Tour a Padova e il nostro ViaggioDanza Summer Campus).

Le rappresentazioni di Reisinger e di Petipa

Come già affermato in precedenza, la prima rappresentazione de Il Lago dei Cigni non incontrò l’approvazione del pubblico e degli addetti ai lavori.

Le musiche erano troppo sinfoniche e i ballerini faticavano a seguirle a dovere: Reisinger aveva tagliato un terzo della partitura originale, inserendo qua e là dei motivi più orecchiabili presi in prestito da altri balletti.

I danzatori scelti per la rappresentazione non erano all’altezza delle coreografie e la scenografia era davvero mediocre: il risultato fu il ritiro del balletto dalle scene.

Modificato più volte, Il Lago dei Cigni riuscì a tornare alla ribalta grazie al coreografo Marius Petipa e al suo assistente Lev Ivanov, che apportarono le giuste modifiche e lo resero uno dei balletti classici più famosi al mondo.

Tra queste c’è la realizzazione dell’atto finale, che fu ideato dal fratello del compositore Čajkovskij nel 1895, in cui i due protagonisti finalmente possono amarsi per l’eternità.

Tale finale è solo uno delle varie versioni che hanno caratterizzato questo balletto: nel tempo è stato oggetto di cambiamenti importanti.

Dopo la Rivoluzione Russa del 1917 e soprattutto nel periodo stalinista, venne ridefinita la figura dell’eroe positivo, sia nelle opere letterarie, sia nei balletti classici.

Nella versione di Vladimir Bourmeister realizzata nel 1953, ad esempio, il Principe Siegfried riuscì a sconfiggere Rothbart, salvando così la Principessa Odette dal maleficio.

Anche altri riadattamenti vedono questa scena come la conclusione del balletto, ma con la caduta dell’Urss Il Lago dei Cigni ha potuto ritornare alle sue origini e concludere la sua storia come era stata prevista e rappresentata da Marius Petipa.

Il Lago dei Cigni e Rudolf Nureyev

Il Lago dei Cigni è stato uno dei balletti classici più amati da Rudolf Nureyev, che possedeva un’ampia conoscenza del repertorio della danza classica russa.

Nel 1964 allestì la sua prima rappresentazione del balletto a Wiener Staatsoper, portando al centro della trama il Principe Siegfried e trasformandolo nel personaggio chiave, pur restando comunque fedele alla natura romantica del balletto stesso.

Nella sua versione il giovane principe è un eroe diverso dagli altri, romantico, malinconico e profondamente tormentato, che cerca la fuga dalla realtà immergendosi completamente nel sogno assoluto del lago.

Il continuo scontro tra realtà e illusione lo porterà, però, a soccombere e a non mantenere fede al giuramento d’amore che avrebbe salvato Odette dall’incantesimo di Rothbart.

Pur mantenendo intatta la struttura narrativa realizzata da Petipa e da Ivanov, Nureyev realizza Il Lago dei Cigni in una versione più appassionata e tormentata, che coinvolge emotivamente sia il ballerino, sia lo spettatore.

Vent’anni dopo la sua prima rappresentazione, il balletto fu messo di nuovo in scena a l’Opéra di Parigi e nel 1990 entrò ufficialmente nel repertorio del Teatro alla Scala di Milano.

Il Cigno Nero e gli altri aneddoti su Il Lago dei Cigni

Il Lago dei Cigni è il balletto più prolifero di riadattamenti: nel secolo scorso molti coreografi si sono cimentati in nuove versioni, che sono state utilizzate anche nel cinema (ad esempio ne Il Cigno Nero di Darren Aronofsky).

Uno dei riadattamenti più emblematico è quello del coreografo George Balanchine per il New York Ballet, che si concentrò sulle coreografie ideate da Lev Ivanov per il Secondo Atto, utilizzando però l’intero repertorio musicale dell’opera.

Puntando sull’angoscia e sul dolore provato dai due innamorati, Balanchine portò in scena un amore sofferto ma travolgente, modificando la scenografia e alcuni tratti della versione originale.

Si racconta, infatti, che il coreografo pensò di vestire tutte le ballerine (i cigni) di nero e di trasformare il paesaggio del lago in una foresta ghiacciata, mantenendo però la struttura narrativa originale.

Prima del grande successo del 1895, Il Lago dei Cigni fu allestito ben 42 volte ma, come già sappiamo, il risultato fu pessimo tanto da portare il Direttore dei Teatri Imperiali a rimuoverlo dal palinsesto.

Con la rappresentazione di Petipa e di Ivanov, il balletto ritornò sotto ai riflettori e portò in scena una strepitosa Pierina Legnani che, nella coda del passo a due del cigno nero, sfoggiò i celebri 32 fouettés che diventeranno il passo più amato e odiato da milioni di ballerine.

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Imprenditrice e Digital Strategist, Founder e Project leader di ViaggioDanza. Sono ideatrice di molti format di Dance Event Competition di successo e di respiro internazionale. Sono cresciuta pane e marketing, risorsa importante per diverse agenzie digital con cui ho collaborato. Blogger su temi Digital Marketing e Event Marketing, da sempre ho una grande passione per la danza. Inoltre sono mamma, moglie ed amica preziosa.

Sono una persona che ama organizzare, fare schemi. Ho sempre un foglio ed una penna per segnare la mia lista “to do”. Trovo il lato matematico anche dietro uno spettacolo di danza, ed in effetti il settore degli eventi mi ha rapito il cuore ormai da 15 anni. Ho una passione innata per la cura dei particolari, dietro la quale si cela il successo di un evento o attività aziendale.